"I giochi della mente": Quando John Lennon aprì un cassetto e ci trovò un gioiello

Il 16 novembre 1973 esce il quarto album di John Lennon, nel decennio da solista (1970-1980), "Mind Games", accolto inizialmente con entusiasmo dagli addetti ai lavori e dai fans, per poi essere stroncato negli anni a seguire come il peggior album della carriera di Lennon. Ma la critica fa il suo lavoro, cioè quello di frantumare gli entusiasmi sempre e comunque. 
Lo strano caso di una canzone, la title track, forse unico nella storia della musica, in cui è difficile distinguere la strofa dall'inciso. E' proprio il caso di questo capolavoro senza tempo, scritto e prodotto interamente da Lennon.

La musicassetta originale della EMI  Records di "Mind Games" 
Inizialmente la canzone doveva intitolarsi: "Make Love, Not War" , simbolo dell'ennesimo inno pacifista di quegli anni, ma Lennon si rese conto che come slogan era fin troppo "abusato" e decise di cambiare titolo e tema ispirandosi all’omonimo libro degli psicologi new age Robert Masters e Jean Houston, che spiegava la capacità del cervello umano nell'indurre diversi e numerosi stati di coscienza anche senza l’apporto di sostanze esterne (droge, alcool ecc.). Anche se in coda al brano il concetto "I want you to make love, not war, I know you've heard it before" ricompare ironicamente.

"Were playing those mind games together
Pushing the barriers, planting seeds
Playing the mind guerrilla
Chanting the mantra, peace on earth"....
"Love is the answer and you know that for sure,
Love is the flower you got to let it, you got to let it grow"....

La copertina dell'Album

Vero, l'album è quasi per intero un lavoro stanco, che arranca, poche idee riciclate e confuse, ritmi lenti e offuscati. Eppure è un disco storicamente importante. 
Lo scenario mondiale era in piena transizione con alle porte anche la separazione da Yoko Ono.

Il senso di questo allontanamento e di questa presenza impegnativa della Ono nella sua vita si coglie anche nella copertina del disco: un minuscolo Lennon cammina con una valigia in una landa sterminata sotto un cielo nuvoloso con due soli, dove emerge come una catena montuosa il profilo tagliato di Yoko Ono. Lo stesso Lennon confermò la lettura della copertina del disco come segnale della liberazione dall’influenza non sempre positiva di Yoko nella sua vita.

Sepolta la Woodstock Generation, il Vietnam era quasi soltanto un brutto ricordo, Nixon alle strette per lo scandalo Watergate e Lennon si trovò disorientato anche a livello creativo e musicale.

John Lennon e Yoko Ono

Ma quando si parla di John Lennon, così come di altri grandi artisti, si ha sempre la sensazione di "parlare troppo", di rompere gli argini di quel linguaggio estetico consentito.
Se è vero che questo è un album che arranca col fiatone, è anche vero che questo brano è straordinario, commovente nella sua semplicità stilistica e melodica.

Avete mai ascoltato la cover dell'attore Premio Oscar Kevin Spacey? Eccola.


Qualche cenno alla psicologia, al pacifismo, una melodia orecchiabile, un brano valido e l’unico che va oltre la mediocrità. In effetti l’unico reciclato in seguito per i vari "The Best of".
Che siano stati l'enorme successo e la conseguente distanza della psichedelia degli album precedenti come "Sometime in New York City", anche come fenomeno da classifica, a spingere Lennon a frugare nei cassetti beatlesiani per riesumare la vecchia “Make love, not war” e farla diventare il gioiellino “Mind games”?


A noi non è dato sapere. Ci basta la sua eredità artistica, la sua sensibilità, il suo impegno e canzoni come questa che hanno fatto la storia della musica e che rendono più emozionanti le nostre esistenze.