Cerrone's Supernature: 40 anni e non sentirli

Tributo a Jean Marc Cerrone, producer, songwriter, composer e drummer, compositore e produttore francese. Tra i pionieri dell'ectro-dance europea tra gli anni '70 e '80, insieme tra gli altri, a Giorgio Moroder, Pete Bellotte, Patrick Cowley, Kraftwerk, Gino Soccio, Nile Rodgers, Stock, Aitken & Waterman, Harold Faltermeyer.... Anni in cui si afferma l'uso dei suoni di sintesi (sintetizzatore, moog e drum machine), ideali per creare sonorità mai ascoltate prima di allora, e adattissime per esplodere nei dance clubs di tutto il mondo.

Jean Marc Cerrone
Antagonista d'eccellenza del sound moroderiano, la sua carriera esplode nel 1976 con "Love in C Minor", prodotto in collaborazione con Alec R. Costandinos. La sua opera prima è un mix di nuove sonorità disco-funky con metafore erotiche e piccanti copertine, che conquista il pubblico di tutto il mondo per la sua particolarità e la sua modernità.
Nel 1977 la Disco Music ormai è presente ovunque e Cerrone decide di giocarsela con un nuovo stile. Produce nello stesso anno un disco più EDM del precedente "Cerrone's Paradise", che diventerà il suo più grande altare di glorie. "Supernature (Cerrone III)", che compie 40 anni proprio a Settembre prossimo, vende oltre otto milioni di dischi in tutto il mondo e si aggiudica cinque Grammy Awards. 

Una vera rivoluzione nel concepire la musica da ballare, non più legata alla canzonetta con refrain, quanto un’autentica suite sul modello delle melodie "colte" europee.

La cover di "Cerrone III - Supernature"

Una sorta di favola visionaria liberamente ispirata al romanzo "L’Isola del Dottor Moreau" di H.G. Wells. Anche se non accreditati, i testi sono opera di Lene Lovich, in cui si racconta di un futuro non troppo lontano che, a causa degli abusi chimici prodotti dell’uomo ai danni del nostro pianeta, trasforma gli animali in spaventose creature mutanti per vendicare gli orrori compiuti dall'uomo contro la bellezza della natura.

In "Supernature" l’uso dell’elettronica è massiccio, niente più archi a discapito dei sintetizzatori, a sottolineare il mood Hi-Energy di tutto il progetto.
Il tutto in uno scenario da incubo cibernetico, la title track si snoda in una suite di oltre dieci minuti su una struttura iper sintetica, sostenuta da una ritmica ossessiva a cassa dritta, palesemente influenzata dalle produzioni "moroderiane" di quegli anni, dove Cerrone coniuga accessibilmente il verbo della pura sperimentazione.

Al di là delle tendenze, bisogna riconoscere a Jean-Marc Cerrone la capacità di andare oltre il territorio effimero e circoscritto della disco music di quegli anni, per questo resterà nella storia della musica da dancefloor come un elemento di ricerca, rinnovamento, sperimentazione, e perchè no, di una sua curiosità intellettuale.

Noi vogliamo celebrare questo danzereccio e nostalgico compleanno con un nostro 7" Single Remix d'archivio.
E fateveli due salti, anche se come me non siete più proprio di primo pelo.

Be Musik, Be Dance!