Welcome back Vinile, Bye Bye Streaming?


Tre notizie che si incrociano. La Sony Music ha riaperto lo stabilimento per stampare vinili, Spotify si organizza per l'apertura di una propria etichetta, e Facebook sta identificando figure professionali che si occupino degli aspetti legali delle licenze musicali. 

Con l’arrivo dei CD prima, e i file mp3 più tardi, fino ai servizi di musica in streaming,  è stato semplice pensare che il disco in vinile fosse solo un nostalgico ricordo e che probabilmente non sarebbe stato mai più prodotto. Ma il disco in vinile è più vivo che mai. Non solo come veicolo della musica, ma come oggetto di culto in sé, come opera d’arte in tutti i suoi componenti.
Il disco in vinile si rivolge alla sensibilità estetica, il disco innesca un processo emozionale e d’interazione che il digitale non potrà mai offrire.

Lo ha capito, per esempio, Vyril Technologies, cui anche Wired US ha dedicato un lungo articolo, startup di maker canadesi che ha inventato un macchinario robotizzato che si avvale anche di tecnologie software piuttosto sofisticate, per realizzare i dischi in vinile. Una nuova tecnologia che arriva dopo 3 decenni di assoluta immobilità in merito e che permetterebbe una notevole riduzione sui costi, sui tempi, e che potrebbe contribuire anche a ridurre il costo di un disco in vinile.

Parte dunque la battaglia dell’Analogico contro il Digitale in tutte le sue declinazioni, una dicotomia tra la musica di consumo (fast musik) e la musica di qualità. 


La prima cinica e spesso ruffiana, schizza velocemente in classifica in pochi giorni, minimo impegno e massimo rendimento. La seconda è sorniona come la tartaruga, fatica nel raccogliere consensi, bombardata da una raffica enorme di offerte. Ma sulla distanza vince lei. 

E ora ritorna come veicolo di vendita sempre meno di nicchia, il vinile. Perché se riflettiamo un attimo, per cosa saremmo disposti a spendere i nostri pochi soldi: per qualcosa che vale o per qualcosa che si consuma in un attimo e che altrettanto velocemente non lascia traccia?
Anche il vecchio CD appartiene alla storia passata, il file Mp3 occupa ancora meno spazio nelle nostre case, nelle nostre auto.

I dischi in vinile e quella mistica pratica dell’apertura, la cura con cui si ponevano sul Technics sp10, la pulizia dei solchi, il rispetto per un oggetto "sacro" che ci era costato risparmi. E che custodivamo con maniacale rigore. Di cui ammiravamo le copertine, degne di grafici bravissimi, scorrendo i testi, vedendo le foto, leggendo il cast dei musicisti, gli studios dove era stato registrato, la durata dei singoli brani.

Il vinile era anche un mezzo di aggregazione. E il grande lavoro che c'era dietro all'arte del mixing, col solo algoritmo dell'orecchio?


Se esiste qualcosa di più triste che comprare un file su internet datemene notizia, non credo esista di peggio. E comunque staremo a vedere fino a che punto abbiamo a che fare con una aleatoria operazione nostalgia o con un sogno che si avvera.