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Sono queste le battute finali dell’episodio “Cosa sono le nuvole”, quarto dei sei che fanno parte del film collettivo Capriccio all’italiana del 1967, diretto da Pier Paolo Pasolini e interpretato da Totò, Ninetto Davoli, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Laura Betti, Domenico Modugno e Carlo Pisacane.

Totò nei panni del burattino Jago e Ninetto D’Avoli in quelli di Otello in un "racconto nel racconto". A un certo punto la rappresentazione è interrotta dal pubblico che, nel momento più drammatico irrompe sulla scena e, condannando i comportamenti di Otello e Jago, li fa a pezzi.

Totò e Ninetto Davoli
Qui entra in scena il personaggio dello spazzino, interpretato da Domenico Modugno, che getta i resti delle marionette in una discarica, dove i due fantocci scoprono per la prima volta "cosa sono le nuvole" e la loro straziante bellezza. Il netturbino Modugno, che carica nel suo camion quei corpi inanimati e fatti a pezzi dal popolo, che non ha sopportato il sottile gioco della finzione artistica, sembrerebbe l'eletto, che con la sua diffidenza e il suo distacco dalle vicende e dalle sofferenze umane, elimina esattamente ciò che egli stesso che ha creato.
Pasolini cuce versi poetici per una canzone che viene indossata in maniera magistrale dallo stesso Modugno.


Il film è una ispirata allegoria della nostra esistenza: Nasci, cresci, nella migliore delle ipotesi metti in discussione te stesso, le tue scelte di vita e cresci attraverso esse. Nella peggiore invece, come spesso capita, continui a farti manovrare dal burattinaio di turno, senza chiederti mai un perché, e mai nessuna spiegazione.

Scriveva il giornalista Pietro Virgintino : " [..] Il meglio sta nell'ultima fatica dell'indimenticabile Totò nei due capitoli che sembrano riassumere il suo incontro con il cinema : l'attore comico , che riscattava con la mimica e la battuta i gracili copioni ( "Mo se ne viene lui tomo tomo, cacchio cacchio" , è l'ultima sua uscita ) ; il personaggio umoristico-poetico , così pateticamente umano [..] ".

Incredibile gioco del destino, che ha visto Totò nella sua ultima caratterizzazione il ruolo di una marionetta umanizzata. Proprio così come era nato al teatro egli muore al cinema, e non avrebbe potuto lasciarci un "testamento" di più nobile valore poetico. Questo racconto misterioso e malinconico di Pasolini, con cui chiude la sua trilogia con Totò, è di complessa interpretazione, per la sofisticata rete di intrecci poetici e stilistici.

Pier Paolo Pasolini

E infine, come ci si può rinchiudere in una unica definizione per raccontare un uomo (Pasolini) che ha respirato e fatto respirare l’arte e la cultura in ogni sua forma e contraddizione?

"Il derubato che sorride ruba qualcosa al ladro, ma il derubato che piange ruba qualcosa a se stesso. Perciò io vi dico finché sorriderò tu non sarai perduta" (speranza)