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Oggi 17 maggio si celebra la Giornata Internazionale contro l'omofobia e Musikstory Box vi ripropone un video ed un brano di cui già in passato abbiamo discusso. A noi piace pensarla come la giornata contro tutte le discriminazioni. Contro la violenza la xenofobia, il razzismo, il bullismo, la paura e l'odio contro il diverso da sè.

Per questo vi riproponiamo un video ed un brano significativi: "College Boy" della band new wave-alternative francese Indochine, che da subito mette in crisi la Francia con al seguito una valanga incontrollata di polemiche che spingono YOUTUBE a censurarne per quasi un anno la versione integrale che vedrete in coda all'articolo. In Francia l'Authority dell'audiovisivo (Csa), pensa a un divieto nelle ore diurne per i minori di 16 o 18 anni: "È insopportabile mostrare una tale violenza, non si denuncia la violenza mostrando la violenza. Ne abbiamo abbastanza di questa moda". In soldoni si tentava di proporre e legittimare la teoria del silenzio.

Il video, diretto dal regista canadese Xavier Dolan ('Les amours imaginaires', 2010), è indiscutibilmente un capolavoro dell'mmagine creativa, sostenuto da una "insopportabile" potenza narrativa con cui veicola un messaggio contro il bullismo, la discriminazione e la xenofobia in ambito scolastico, ma io aggiungerei non solo nella scuola. Le molestie del gruppo contro un loro compagno cominciano in modo "soft", con il lancio di pallottole di carta tra i banchi mentre l'insegnante ignara scrive alla lavagna. C'è quindi una progressione di atti di violenza: dall'armadietto sabotato, alla palla scaraventata in pieno volto e lo spintone giù dalle scale fino ai calci e pugni. 

La scena finale è la più cruda: il ragazzo in fin di vita, con il viso coperto di sangue, viene inchiodato su una croce di legno e diventa il bersaglio dei suoi compagni che cominciano a sparargli contro con kalashnikov, fucili e pistole.

Dolan commentava: "La questione non è chiedersi perchè mi sono spinto così in là ma che cosa impedirebbe a un gruppo di studenti di spingersi fino a quel punto quando le lobbying di armi negli Stati Uniti sono così potenti. È la mia visione nord-americana ma tante persone vengono lapidate ovunque".....e continua: "Dire che questo video incita alla violenza è stupido e sarebbe assurdo censurarlo". Non c'è alcuna ambiguità nel messaggio di non-violenza del videoclip, che è chiarissimo, per chi ha la volontà e il coraggio di guardarsi intorno"....conclude il regista.

"Per vivere le nostre vite, la nostra autonomia, la nostra libertà di essere e di esserci, non dobbiamo chiedere il permesso a nessuno."
Ecco, questo sarebbe uno slogan davvero rivoluzionario da accompagnare ad una riflessione su cosa festeggiare e cosa contrastare con tutte le nostre forze, ogni istante della nostra vita.

di Laura Denu