New Order: Il nuovo ordine dal punk al sinth pop

I New Order, la band che ha catturato la mia attenzione nei primi anni '80. Superstiti dei Joy Division, (Peter Hook, bassista, Bernard Sumner, chitarrista, e il batterista Steve Morris, piu` la tastierista Gillian Gilbert), dopo che alla vigilia del loro primo tour americano il frontman Ian Curtis si impicca nel bagno di casa.

Spiccano il volo nel marzo 1981 proprio da un postumo di Ian Curtis, "Ceremony", per una rapido adattamento al trend musicale inglese del momento, il synthpop.


Trampolino di partenza fu Everything's Gone Green (1981), che presentava una forte essenza elettronica e la produzione tipica della disco-music.Gilbert e Sumner erano passati ai sintetizzatori, ai sequencer, alle drum-machine, semplificando l'enfasi delle liriche e mettendo in primo piano un'anima dance con arrangiamenti prettamente elettronici. I New Order riuscirono infatti ad imporsi nei dance clubs di tutto il mondo, esorcizzando la tragedia e l'angoscia per la morte di Curtis.
La loro intuizione si rivelo` vincente per rinnovare la musica da ballo, soffocata in quegli anni dalle produzioni scadenti dei Duran Duran & co. 

Il primo album, Movement (1981), si appoggia infatti su una serie di brillanti soluzioni armoniche: il boogie di Dreams Never End, il tribalismo electro  di Truth, il gotico country & western di Chosen Time. La giostra di intuiti ritmici ed elettronici esplode nelle trovate schizofreniche di Senses e Denial. Se non altro questa era dance music d'autore, meticolosamente composta e prodotta secondo una percezione "Dark" del mondo. Il disco dimostro` pero` che c'era ancora spazio per sperimentazioni sull'onda del  disco-punk firmato Cars e dei Blondie.
Quello che sembra il disco più fedele all'esperienza Joy Division, lo è solo apparerntemente. Se l'elettronica sarà al centro anche nei dischi successivi, in realtà la loro produzione si alternerà sempre tra brani registrati alla meglio in studio, ad altri dalla struttura più complessa, elaborata fino all'eccesso. 

Il disco, pur essendo un lavoro di rielaborazione più che un'opera compiuta, ad un ascolto più attento risulta già molto lontano dall'anima esoterica e psichedelica dei Joy Division, più vicino invece alle allucinazioni dei primi Ultravox, e più ispirato alle produzioni elettroniche europee di Mr. Moroder, con una maggiore sintesi e un groove dark meno incalzante e più riflessivo.
I New Order saranno capaci in futuro di alternare atmosfere elettroniche degne di Brian Eno  a rock grunge, ma anche di destrutturare la pignoleria compulsiva kraftwerkiana, rielaborando semplici brani dance in lunghe suite caotiche e underground, per arrivare infine a un rock-pop abbastanza convenzionale. 
Legati a quell'intuizione si appoggiano i successivi Confusion (1983) e Thieves Like Us (1984), altrettanto magistralmente costruiti in studio, ma a mio parere con meno impatto emotivo e ritmico. I loro singoli sono ricercatissimi, praticamente introvabili.

I New Order creano un caposaldo sonoro degli anni 80, "Blue Monday" (1983), una suite di oltre sette minuti. Il brano si serve esclusivamente di sample, della famosa drum-machine Oberheim DMX, con la quale Morris si diverte a giocare prelevando e sovrapponendo in uno sviluppo di complessità, le più geniali soluzioni ritmiche possibili, tra ossessivi beat  plastici  e  colpi  di rullanti. Il basso di Hook e le atmosfere gregoriane del Minimoog danno vita ad espressioni epiche, che la voce statica di Sumner rende ancora più solenne. Sumner si avventura in un testo riferito alla guerra delle Falkland : "How does it feel/ to treat me like you do/ when you've your hands upon me/ and told me who you are" diventa una delle strofe più celebri di quegli anni. "Blue Monday" è fino all'avvento del cd, il 12" più venduto della storia.


Tutti i componenti fanno uso spropositato di droghe che ovviamente penalizzano fortemente la loro creatività  nella produzione degli album che seguiranno: Low-Life (1985), Brotherhood (1986), Substance (1987), e Technique (1989), registrato nel 1989 tra Ibiza e Manchester, in un contesto di grossi conflitti interni alla band. Dopo il flop di "Republic" (1993), arriva il momento più critico per la solidità del gruppo, i cui membri riprendono presto le attività come solisti. Solo nel 1998, dopo la scomparsa del loro manager storico, Robert Gretton, i due leader Hook & Sumner  sentono l'esigenza di un nuovo progetto comune, "Get Ready" esce nel 2001,  nel tentativo di ricreare un legame col sound dei Joy Division. I bassi hookiani  e le chitarre corrosive di Sumner non si sentivano dal 1981. Il disco è però piuttosto noioso e risente della mancanza delle capacità melodiche della Gilbert.

Seguiranno "Waiting for the Sirens' Call" (2005), "Total: From Joy Division from New Order" (2011), "Lost Sirens" (2013), e l'ultimo "Music Complete" (2015).

I New Order sono una miscela esplosiva di sonorità e sperimentazioni, solo apparentemente dentro al "minestrone" del synth-pop. La loro influenza creativa la troviamo in realtà nei primi due album, che hanno anticipato il concetto di "techno-rock" senza rinunciare alla capacità melodica di Ian Curtis, uno spettro che per anni  hanno cercato di allontanare, ma col quale in fondo sembrano aver trovato dei compromessi, dopo essersi rifiutati per molti anni di suonare dal vivo i brani dei Joy Division.

"Blue Monday" è per me la punta di diamante della produzione New Order anni '80. La versione in questo live è quella che preferisco ma anche la più riuscita,  nel trasferire fedelmente, anche meglio dell'originale, sonorità prettamente sintetiche da uno studio di registrazione in un live show. "Live in Glasgow" è un cd live del 2008, registrato nell'ottobre 2006 presso la O2 Academy Glasgow.

di Laura Denu